
Desiderata dal re
- Genre: Werewolf
- Autor: Cassandra K
- Kapitel: 81
- Status: Laufend
- Altersfreigabe: 18+
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Anmerkung
Dodici anni dopo la morte della sua migliore amica, nonché futura Alfa del branco Eclipse, Tiana Aldridge si ritrova accoppiata al fratello gemello di quest’ultima, Jordan Walker, che però non la vuole. Il suo branco la odia e tutti la incolpano per la morte avvenuta dodici anni fa. Cresce emarginata e Jordan non perde tempo a respingerla. Tutte le sue speranze di trovare un giorno la felicità vanno in frantumi. Tiana ha un solo desiderio: l’opportunità di lasciare il branco Eclipse per sempre. L’ex Re Alfa muore e il suo Alfa la cede volentieri in omaggio al re. Quello che lui non sa è che il karma sta per tornare nel modo più letale che lui meno si aspetti. In qualità di primo Principe Alfa e erede al trono, Ryder Cadwalder è abituato a ottenere ciò che vuole. È scontroso, eccessivamente possessivo e decisamente arrogante. L’esperienza con la sua ex compagna gli ha insegnato a diffidare del sesso opposto e, quando scopre di avere una compagna di seconda possibilità, non corre alcun rischio con lei. Il suo passato continua a tormentarlo, ma deve trovare un modo per superarlo. Il destino lo porta al branco Eclipse e, mentre il Principe Alfa cerca di risolvere l’enigma che da anni tormenta il regno dei lupi mannari, i segreti vengono svelati e le verità vengono alla luce. Cosa accadrà quando il branco Eclipse sarà in balia della compagna del Principe Alfa? Tiana perdonerà? O si vendicherà di coloro che le hanno causato dolore per tutta la vita?
Capitolo: 1: Capitolo UNO
Da dove mi trovo riesco a sentire tutto: gli insulti, i commenti sarcastici, le accuse, le reazioni ostili, il disgusto nelle loro voci... tutti mi odiano. Nella loro mente, sono un presagio di sventura, colei che dovrebbero evitare a tutti i costi.Trattengo le lacrime che mi stavano già salendo agli occhi. Ormai dovrei esserci abituata. Sono dodici anni di tortura continua, dodici anni da quando sono passata dall’essere la figlia del Gamma alla serva puzzolente del branco che sono ora, dodici anni dalla notte peggiore della mia vita, ma il ricordo è ancora vivo nella mia mente, mi sembra ancora surreale.«È così patetica», sento dire da una voce femminile familiare.«Mi chiedo come faccia a convivere ancora con se stessa», aggiunge un’altra.«Ecco perché non avrà mai un lupo. Non se lo merita», dice un’altra voce.Potevo restare lì ad ascoltare tutti i loro pettegolezzi oppure semplicemente passare oltre fingendo di non averle sentite. Ho scelto la seconda opzione, è quello che faccio ogni volta. Devo fingere che le loro parole non mi tocchino, ma ogni volta mi lacerano la pelle.Mentre passo, le ragazze si girano a fissarmi, con gli occhi che seguono ogni mio passo, ma faccio finta di non vederle e mi occupo delle mie cose. Prendo i libri dall’armadietto e mi volto per andarmene, sentendo per tutto il tempo i loro sguardi sulla schiena.«Sfigata», dice Bella a voce abbastanza alta da farmi sentire. Bella è il mio incubo peggiore: è la figlia del beta del mio branco e anche una delle ragazze più sexy della mia scuola. È alta, con i capelli biondi e la pelle chiarissima. Le sue unghie sono sempre curate alla perfezione e cammina come se tutta la scuola le appartenesse.Ancora una volta la ignoro e me ne vado di corsa, camminando il più velocemente possibile per evitare di sentire qualsiasi altra cosa abbiano da dire. Devo tornare al branco per finire il lavoro che ho iniziato stamattina. Sono fregata se la signorina Anna scopre che non ho stirato tutti i vestiti che mi aveva chiesto. La signorina Anna è responsabile delle pulizie quotidiane del branco, ed è anche una vera rompiscatole.«Ehi, Tee», so che è Layla, l’unica amica che ho al mondo, ma la ignoro e continuo a camminare veloce. Sono di pessimo umore. «Tiana!», dice ad alta voce questa volta e mi fermo di colpo. Mi raggiunge quasi immediatamente.«Stai bene?» mi guarda con preoccupazione negli occhi. Mi chiedo perché Layla sia ancora mia amica. È l’unica che mi vede, è l’unica che mi tratta ancora come una persona, è una delle poche che non mi incolpa per quello che è successo dodici anni fa.«Sto bene, Layla», rispondo seccamente.«No, non stai bene. Stai lasciando che ti influenzino di nuovo», mi dice camminando al mio fianco. Ci vuole quasi un’ora a piedi dalla scuola al mio branco, ma sono abituata a percorrere quella distanza e, in realtà, mi piace farlo. È in quel lasso di tempo che riesco a stare da sola con i miei pensieri, tranne nei giorni in cui Layla decide di accompagnarmi, il che succede quasi ogni giorno, comunque.«È difficile non farlo», mormoro.Layla sospira rumorosamente. «Non è stata colpa tua», mi ricorda per la millesima volta. Non ho bisogno di alcun promemoria, però: mi sono già assunta la colpa e sto imparando a convivere con il senso di colpa, ma è troppo. È tutto troppo per me e mi manca.Oh, dolce Jayce, mi avrebbe difeso se fosse stato qui. Eravamo solo ragazzini, ma eravamo inseparabili. Aveva due anni più di me, ma si sarebbe detto che ne avesse almeno dieci in più. A quell’età, finiva per litigare per colpa mia, persino con suo fratello gemello Jordan. Jayce sarebbe stato il capo del branco se non fosse successo quello che è successo, se solo non ci fossimo allontanati così tanto, se solo…«Tee!» Layla mi scosse di nuovo, riportandomi al presente. «Ti stai distrando di nuovo. Non ti fa bene», disse.Sbattei le palpebre più volte, poi distolsi lo sguardo. «Non avremmo mai dovuto spingerci così lontano, e avrei potuto salvarlo...»«Avevi appena sei anni. Cosa avresti potuto fare? Smettila di incolpare te stessa», mi fa il solito sermone Layla, ma sono stata incolpata negli ultimi dodici anni al punto che ora mi considero un’assassina.Io, Jayce e Jordan ci eravamo addentrati troppo nel bosco quel giorno. Non era la prima volta che giocavamo nel bosco, ma proprio quel giorno aveva piovuto a dirotto e il terreno era scivoloso. Di solito mio padre mi lasciava con Luna quando andava a svolgere i suoi compiti. Non ho mai conosciuto mia madre: se n’è andata pochi mesi dopo avermi dato alla luce e siamo rimasti solo io e mio padre.Jordan era molto riluttante ad andare, cosa insolita per lui, dato che è sempre il primo a proporre di uscire a giocare. Sapevamo che i nostri genitori non avrebbero visto di buon occhio la cosa, così ne avevamo fatto il nostro parco giochi segreto. Stavamo correndo qua e là, rincorrendo uccellini e divertendoci un mondo, quando si sentì un tuono e la pioggia minacciò di cadere.Jordan è praticamente scappato, lasciandoci lì. Volevo tantissimo giocare sotto la pioggia, mi stavo divertendo un mondo, così non ho dato retta a Jordan quando ci ha detto che dovevamo andare via; Jayce ha deciso di restare con me, ma ci stavamo addentrando troppo nel bosco e, all’improvviso, siamo stati attaccati. Non era la prima volta che ci avventuravamo da soli nel bosco, ma ho iniziato a provare una strana sensazione.«Jayce, dobbiamo tornare indietro», gli dissi più volte, ma lui non mi ascoltava.«Dai, Tee, non rovinare il divertimento», rise. Quel suono mi riecheggia ancora nella testa, a volte. Fu allora che vidi i predoni, due di loro, in piedi proprio dietro di lui. Urlai, ma in quell’istante si aprì il cielo.Ho guardato con orrore mentre i predoni lo divoravano, troppo stordita per muovermi. Continuavo solo a piangere e a urlare. Non potevo fare nulla per salvarlo, e ricordo ancora le sue ultime parole.«Corri, Tiana, corri»,Ma io non scappai. Finirono con lui, ma non vennero a prendermi. Se ne andarono ululando e correndo per il bosco, come se stessero cercando qualcosa o qualcuno, forse? Ma non mi fecero del male.«Tiana!» Layla schioccò le dita davanti al mio viso e io mi asciugai l’unica lacrima che mi era scesa dalle palpebre. Fu quell’evento a trasformarmi nell’emarginata che sono ora. Anche mio padre se n’è andato, e Jordan mi disprezza. Da allora la mia vita è un disastro. Vengo trattata come spazzatura.«Mi dispiace», mi scuso in fretta. Layla cerca sempre di tirarmi su di morale, ma io le rendo le cose difficili. «È solo una di quelle giornate», alzo le spalle e cerco di cambiare argomento. «Come sta Logan? È da un po’ che non lo vedo in giro».Logan è il ragazzo di Layla. Ultimamente hanno avuto un sacco di litigi e, personalmente, non mi piace molto. È il figlio del beta di un branco vicino ed è un bastardo orgoglioso e arrogante. Una volta ha anche cercato di provarci con me, ma Layla non ne sa nulla. Non posso dirglielo perché è così presa da lui.«Si rifiuta di parlarmi da tre giorni di fila», dice accigliandosi.Alzo un sopracciglio verso di lei: «Cosa? Perché?»Lei ha alzato le spalle: «Sai com’è fatto. È così dannatamente orgoglioso. Non si scuserebbe mai per qualcosa che ha detto e io non voglio essere la prima a fargli la prima mossa. Mi manca tantissimo, però», sospira, e io resisto all’impulso di scuotere la testa.«Sai bene che quel ragazzo non mi piace per niente. Ti meriti di meglio», dico con tono strascicato.«È solo che ci sono così abituata, e tu non mi dici mai cosa c’è in lui che ti infastidisce così tanto», dice alzando un sopracciglio.«Semplicemente non ti merita, e spero che quando troverai il tuo compagno, ti renderai conto di quanto sia uno *str*on*o*», cerco di non far trasparire il disprezzo dalla mia voce.«Aha! A proposito di anime gemelle. Domani compi diciotto anni. Sono sicura che le cose cambieranno quando troverai la tua anima gemella, almeno», dice con una risatina.La guardo con aria accigliata. «Odio i compleanni», dico con disgusto. E non vedo l’ora nemmeno di trovare un compagno, il pensiero mi spaventa.«Lo so, ma domani è un giorno speciale perché compi diciotto anni e finalmente troverai il tuo compagno», mi fa la linguaccia e io la guardo di nuovo con aria accigliata. Questo non fa che farla ridere ancora di più. «Dai, non è poi così male. È una persona in più che ti amerà e ti farà capire quanto sei preziosa e importante»,Non credo che nessun uomo mi amerebbe mai o mi vorrebbe, ma non ho espresso le mie paure a Layla; invece, ho sfoggiato un sorriso finto.
Capitolo: 2: Capitolo DUE
«Buon compleanno, Tee!» L’urlo di Layla mi ha svegliata di soprassalto. Ho gemito mentre i miei occhi si abituavano alla luce del giorno. Quando ho alzato lo sguardo, Layla aveva in mano una piccola torta e sorrideva a trentadue denti. Avrei giurato di aver chiuso a chiave la porta ieri sera. Come diavolo è riuscita a entrare?Mi sono sforzata di mettermi seduta, poi ho dato un’occhiata all’orologio accanto al letto. «Oh mio Dio», sono balzata subito giù dal letto, sapendo che oggi mi sarei trovata in un bel guaio. Sono quasi le nove del mattino e la signorina Anna si arrabbierà tantissimo con me; sono sicura che oggi mi assegnerà compiti extra e una punizione.«Grazie, Layla», dico seccamente, prendendole la torta dalle mani e mettendola da parte sul tavolo, poi le do un piccolo abbraccio.Lei aggrotta le sopracciglia: «So che non ti piacciono i compleanni, ma potresti almeno fingere di essere un po’ entusiasta?», si lamenta.











