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Atualizado

Primo matrimonio sbalgliato

  • Gênero: Romance
  • Autor: Moonquill
  • Capítulos: 8
  • Status: Em andamento
  • Classificação etária: 18+
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Sinopse

Julia lascia Mike, il marito violento, portando con sé il figlio di cinque anni per ricominciare da capo tra povertà e vulnerabilità, ricostruendo lentamente la propria vita. Mentre Mike tenta di rintracciarla per riprendersela, Alan, il suo nuovo CEO, la protegge e la aiuta ad affrontare il divorzio. Julia dovrà scegliere se continuare a custodire il suo cuore o concedere al vero amore una seconda possibilità.

Capitolo 1

«Non osare allontanarti da me.»

I pugni di Mike martellavano il cartongesso a un pollice dal suo viso, e Julia irrigidì ogni muscolo contro lo stipite della porta. La polvere di gesso cadeva tra loro. La lampadina del corridoio vibrava sopra di lei.

Tommy stava piangendo da qualche parte dietro di lei. Sentiva i singhiozzi acuti e spezzati, ma non riusciva a voltarsi, non riusciva a guardare altrove se non gli occhi arrossati di Mike e il whisky che inacidiva l’aria tra loro.

«Pensi di essere migliore di me?» La sua voce si incrinò. «Pensi di potermi semplicemente ignorare a casa mia?»

Lei non disse nulla. La cucina dell’appartamento era aperta alle sue spalle, con una sedia rovesciata vicino al tavolo e un bicchiere rotto vicino al lavandino. Se avesse risposto, lui avrebbe afferrato le parole e l’avrebbe picchiata anche con quelle.

Mike si avvicinò. La sua mano si sollevò vicino alla guancia di lei e rimase sospesa lì.

Lei rimase immobile.

Poi lui si staccò dal muro e barcollò all’indietro. «Inutile. Sei inutile.»

Afferrò le chiavi dal bancone e sbatté la porta d’ingresso. Un secondo dopo il furgone sfrecciò fuori dal parcheggio, con il motore che rombava così forte da far tremare la finestra sopra il lavello.

Julia contò fino a cinquanta prima di muoversi.

Tommy era accovacciato nell’ingresso con entrambe le mani sulle orecchie, il viso bagnato e tirato. Lei si accovacciò accanto a lui e lo strinse a sé.

Il suo corpicino sussultava a ogni singhiozzo. Julia gli accarezzò la testa e mantenne la voce calma finché lui non si calmò.

«Va tutto bene», sussurrò.

La bugia le restò tra i denti.

Si alzò in piedi e lo sollevò sul fianco, anche se ormai era diventato troppo grande per farlo. Nella sua stanza tirò fuori da sotto il letto il borsone di Spider-Man.

«Partiamo per un viaggio», disse. «Mi aiuti a mettere in valigia i tuoi giocattoli preferiti?»

Tommy la guardò sbattendo le palpebre. «Dove andiamo?»

«In un posto sicuro.»

«Viene anche papà?»

«No.»

La sua bocca si incurvò verso il basso. Si strinse le ginocchia tra le braccia sul letto e la guardò come se lei avesse infranto una regola che lui non capiva.

Lei si mosse comunque in fretta. Biancheria intima. Calzini. Due paia di jeans. Tre magliette. Il borsone li inghiottì mentre Tommy guardava.

Nella sua stanza, spalancò l’armadio e afferrò la borsa da palestra più vecchia che aveva. Una borsa. Una mano per Tommy, una spalla per tutto il resto.

Prese dei jeans, un maglione, delle scarpe da ginnastica. Sul ripiano più alto, la scatola da scarpe la aspettava dove l’aveva lasciata. Banconote piegate in piccoli pezzi, un po’ alla volta, nascoste per due anni dietro le sciarpe invernali che Mike non aveva mai toccato.

Trecentoquaranta dollari.

A malapena sufficienti per una stanza, il biglietto dell’autobus, il cibo e qualsiasi altra cosa fosse venuta dopo. Ma comunque più utili della speranza.

Infilò i contanti in fondo alla borsa e la chiuse con la cerniera.

«Mamma, non voglio andarmene.»

Tommy era sulla soglia e stringeva il borsone al petto.

Julia gli si avvicinò e si accovacciò. «Lo so, tesoro. Ma dobbiamo farlo.»

«E se papà tornasse e noi non fossimo qui?»

Lei guardò l’ombra scura e cupa del suo sguardo, troppo maturo per il viso di un bambino di cinque anni. «Starà bene.»

Lui non le credeva. Se ne accorse dal modo in cui fissava oltre la sua spalla verso la porta d’ingresso, in attesa del furgone.

Neanche lei ci credeva.

Gli prese la mano e lo condusse fuori. Sulla soglia si fermò per mezzo secondo. Il muro crepato nell’ingresso. La sedia rovesciata su un fianco. I frammenti di vetro che brillavano vicino al lavandino. Cinque anni racchiusi in quei pezzi in frantumi e in due borse.

Chiuse la porta a chiave dietro di loro e se ne andò.

Fuori, il freddo le penetrò attraverso il maglione prima ancora che raggiungessero il marciapiede. Tommy inciampò una volta con la scarpa da ginnastica slacciata, e lei si chinò, gliela allacciò, poi li fece proseguire. Non guardò più verso il parcheggio.

All’angolo fermò il primo taxi che rallentò. L’autista diede un’occhiata alle valigie, poi al viso macchiato di Tommy nello specchietto retrovisore.

«Alla stazione degli autobus?», chiese.

«Sì. Intercity.»

Lui annuì e si immise nel traffico.

Tommy si appoggiò a lei sul sedile posteriore. I lampioni gli sfioravano il viso, poi le vetrine dei negozi, poi una lavanderia a gettoni chiusa con metà delle lettere bruciate. Julia teneva un braccio intorno a lui e l’altro attorno a entrambe le borse, come se Mike potesse strappargliele via al prossimo semaforo.

Quando il taxi li lasciò alla stazione, la notte si era ormai diradata verso l’alba. Pagò in contanti e guardò scomparire i fanali posteriori prima di portare Tommy all’interno.

I sedili di plastica della stazione erano fissati al pavimento. Un distributore automatico ronzava accanto a una mappa appesa alla parete con gli angoli arricciati. Un uomo con una giacca da lavoro dormiva tre posti più in là con il borsone sotto gli stivali. Alla biglietteria, la donna dietro il vetro aveva la voce roca per via dei troppi turni di notte.

«Compra adesso o aspetta di vedere il tabellone delle partenze?»

Julia strinse la presa sulla mano di Tommy. «Aspetto.»

La donna la squadrò da capo a piedi, notando le borse e il pigiama sgualcito di Tommy sotto il cappotto. La sua espressione si addolcì leggermente. «Il caffè è appena fatto. Anche la cioccolata calda, se la macchina fa la brava.»

«Grazie.»

Julia comprò a Tommy la cioccolata calda e a sé stessa un caffè di cui riusciva a malapena a sentire il sapore. Si sedettero sulla panchina dura vicino alle finestre. Ogni volta che le porte anteriori si aprivano, entrava un odore di gasolio. Ogni volta che si aprivano con un sibilo, le sue spalle sussultavano prima che potesse impedirlo.

Tommy si rannicchiò contro di lei. Dopo un po’ disse: «Papà era arrabbiato per colpa mia?»

La domanda la colpì come una lama.

«No.» Appoggiò la tazza prima di rovesciarla. «Papà era arrabbiato perché era arrabbiato. Non c’entravi niente tu.»

Lui fissò il bicchiere di carta che aveva tra le mani. «Dice che te ne vai quando le cose si fanno difficili.»

Per un secondo non riuscì a sentire il rumore della stazione a causa di quella frase.

Poi gli chiese, con molta delicatezza: «L’ha già detto altre volte?»

Tommy annuì.

Eccolo lì. Anni passati a mettere da parte i soldi della spesa in una scatola da scarpe, anni passati ad aspettare la notte giusta, e suo figlio portava ancora la voce di Mike nella sua bocca.

Julia accarezzò i capelli di Tommy e si costrinse a rispondere all’unica parte che lui avrebbe potuto ricordare quella sera. «Non ti lascerò. Ti porterò con me.»

Lui allora si strinse a lei, piccolo ed esausto, e lei si concesse di respirare un po’ più profondamente.

Il suo telefono giaceva spento sulle sue ginocchia. Lo aveva spento non appena erano usciti dall’appartamento. Una mossa intelligente. Necessaria. Inutile, però, se voleva trovare lavoro entro la mattina seguente.

Nella sua borsa, piegata in tre, c’era l’offerta di lavoro stampata che aveva preso dalla cassetta della posta due giorni prima e che aveva quasi buttato via perché sembrava troppo raffinata per la sua vita. Whitaker Industries. Addetta alla reception. Lunedì, alle otto del mattino.

Rilesse ogni riga sotto le luci della stazione fino a quando i bordi del foglio non si ammorbidirono. Data di inizio. Retribuzione. L’indirizzo in centro nella nuova città, a due ore di distanza. Abbastanza per un affitto economico da qualche parte, se avesse fatto durare ogni dollaro e non si fosse mai lasciata cogliere di sorpresa da una bolletta.

La donna allo sportello chiamò: «Ti serve quella penna, tesoro, riportala qui».

Julia attraversò la sala, prese in prestito la penna incatenata al bancone e firmò la riga di accettazione in fondo all’offerta.

«Un nuovo lavoro?», chiese la donna.

Julia esitò, poi annuì.

«Bene.» La donna le fece scivolare verso di lei un foglietto con l’orario del deposito, in modo che l’inchiostro non passasse dall’altra parte. «Cogli l’occasione quando si presenta.»

Julia per poco non scoppiò a ridere. Per poco non scoppiò a piangere. Invece ripiegò di nuovo il foglietto e lo rimise nella borsa.

Tommy era mezzo addormentato quando lei tornò alla panchina. Accese il telefono e lo appoggiò a faccia in giù sulla coscia, in attesa del segnale, in attesa di qualunque cosa ne sarebbe derivata.

Se Mike ci avesse provato con abbastanza impegno, un telefono acceso gli avrebbe offerto un’ulteriore possibilità. Se lo avesse lasciato spento, non avrebbe ricevuto alcuna chiamata dall’azienda, né avrebbe avuto modo di mantenere il primo lavoro che le si era presentato da mesi.

Non poteva comprare la colazione per Tommy con il silenzio.

Lo schermo si accese. In alto c’erano le chiamate perse.

Il nome di Mike occupava tutte e tre le voci.

Capitolo 2

Julia era seduta dietro il bancone della reception della Whitaker Industries e teneva il mento inclinato verso la spalla sinistra, mentre le porte dell’atrio riflettevano ogni persona che entrava e usciva.

Quella mattina la coordinatrice del rifugio le aveva trovato una camicetta blu scuro e dei pantaloni neri nel cesto delle donazioni. La camicetta non le stava bene all’altezza dei bottoni. I pantaloni le sfioravano le caviglie. Julia si era strofinata il viso nel lavandino del rifugio fino a farsela bruciare la pelle, si era legata i capelli abbastanza stretti da tenerli fermi e aveva usato le ciocche vicino alla guancia per coprire il più possibile il livido giallo-verde.

Il suo telefono era spento in fondo alla borsa. Lo accendeva una volta ogni notte, controllava se ci fosse qualcosa su Tommy e lo spegneva di nuovo. Le tre chiamate perse erano diventate cinque, tutte da parte di Mike. Non aveva ascoltato nessun messaggio in segreteria. Non gli aveva dato la possibil

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