
Promessa al signore della mafia
- Genre: Romance
- Author: Josephine Ivy
- Chapters: 516
- Status: Ongoing
- Age Rating: 18+
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- ⭐ 7.0
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Annotation
«Non costringermi a ripetermelo due volte, allarga le gambe per me, Bunny.» La sua voce profonda, che mi fa sempre perdere la testa per quanto sia vellutata, mi avvolse lentamente mentre mi sussurrava piano all’orecchio. Cercai di fargli notare che non avrei mai potuto fare come mi chiedeva con le sue gambe che mi tenevano ancora bloccata, ma le parole mi morirono in gola quando lui mi succhiò la pelle sopra il polso che batteva forte. «Dai. Vuoi comportarti bene con me, vero?» «Io… sì.» riuscii a dire a fatica, emettendo un gemito affannoso quando lui mi avvolse la gola con la mano libera e la strinse leggermente. ——— Costretta a sposare lo spietato boss mafioso, di cui tutti avevano paura, all’età di diciotto anni, Sofia non ebbe altra scelta che seguire i desideri di suo padre, come ci si aspettava da una figlia obbediente. Luca Ricci, invece, si era preso una moglie solo perché, a trentatré anni, non stava certo ringiovanendo. Lei era l’angelo dei suoi demoni, la luce della sua oscurità, l’innocenza dei suoi peccati… Voleva proteggerla, fin dal momento in cui i loro sguardi si erano incrociati il giorno del matrimonio e aveva visto quanta paura si stava accumulando nei suoi occhi. Voleva renderla sua, marcarla come sua; con le impronte delle sue mani sul suo *s* e il suo s*perma che le colava dal viso. Possederla completamente, stringerle la mano intorno alla gola e fare tante cose peccaminose al suo corpo. Ma lui era il boss della mafia, e il pericolo sembrava sempre in agguato intorno a lui, ovunque andasse e qualunque cosa facesse. Doveva proteggere sua moglie a tutti i costi.
Capitolo: 1: capitolo 1
Punto di vista di Sofia «Siediti, Sofia», mormorò papà indicando la sedia davanti a lui e alla mamma; mi ci lasciai cadere con grazia e lo ringraziai prima che continuasse.Il mio cuore batteva già forte; aveva iniziato a battere all’impazzata dal momento in cui la nostra governante era venuta nella mia stanza per informarmi che i miei genitori volevano parlarmi immediatamente. Una parte di me aveva già intuito il motivo per cui mi avessero convocata; temevo questo particolare «colloquio» sin dal giorno in cui avevo compiuto diciotto anni, due mesi prima.«Sai perché ti ho fatta chiamare?», mi chiese mio padre e io scossi immediatamente la testa, pregando in silenzio che non finisse per essere proprio quello che stavo già cominciando a sospettare. Mio padre prese il bicchiere pieno di whisky, ne bevve un sorso e poi lo ripose sul tavolo. Mia madre era seduta accanto a lui con l’espressione impassibile come al solito; i capelli erano raccolti in modo ordinato e ben stretto, e nemmeno una singola ciocca sarebbe potuta sfuggire finché non avesse tolto lei stessa la forcina.«Hai già diciotto anni, Sofia», esordì mio padre e sentii il cuore scendermi nello stomaco; ciò che stava per dire era già piuttosto ovvio.«Sei già pronta per il matrimonio, ed è per questo che abbiamo iniziato i preparativi non appena hai compiuto diciotto anni. Ti sposerai tra una settimana e tutto quello che devi fare è rilassarti e obbedire a qualsiasi richiesta di tua madre e delle sue sorelle.»«Cosa?» chiesi con urgenza, con il cuore che mi stringeva forte il petto, sbattendo le palpebre incredula e spostando lo sguardo dal volto di mio padre a quello impassibile di mia madre.Sapevo che mi sarei sposata con uno dei figli dei soldati o dei generali fin da quando avevo tredici anni; ne ero consapevole ed ero stata educata per essere una moglie buona e obbediente a chiunque fosse stato scelto per me. Nel nostro mondo era tradizione che i padri sposassero le proprie figlie a uomini idonei che ricoprissero cariche abbastanza importanti da avvantaggiarli in un modo o nell’altro.«Tra una settimana sposerai Luca Ricci», dichiarò mio padre e io rimasi immediatamente a bocca aperta.Luca?Il signor Luca Ricci?«Ehm, il signor Luca? Il boss mafioso?» sussurrai con gli occhi sgranati e il cuore che mi batteva all’impazzata contro le costole; le mani cominciavano a tremarmi perché ero sul punto di perdere il controllo delle mie emozioni, così le strinsi forte e feci un respiro profondo il più silenziosamente possibile.«Sì, Sofia. Il signor Luca Ricci ha chiesto la tua mano e da allora tutto è stato organizzato di conseguenza. Dovresti sentirti davvero onorata che una persona potente come lui voglia sposare una ragazza della nostra famiglia, nonostante ci siano generali di rango più elevato con figlie tra cui potrebbe scegliere», disse finalmente mia madre dal momento in cui entrai nell’ufficio, e io la guardai sbattendo le palpebre con le lacrime che mi bruciavano gli occhi.«Ma è davvero più grande di me», provai a ragionare con loro in un sussurro teso, con la voce che si spezzava senza vergogna, sentendomi debole e impotente come sempre. Cosa potevo fare?Non avrà forse una cinquantina d’anni?«L’età è solo un numero, e poi ha solo diciotto anni più di te». Mio padre respinse immediatamente la mia protesta mentre beveva un altro sorso di whisky.«Non voglio sposarlo, papà», cominciai a dire, sapendo che stavo scavandomi la fossa da sola esprimendo i miei pensieri, ma non avendo altra scelta: «Chiunque tranne lui, papà. È spaventoso e spietato, l’hai detto tu stesso innumerevoli volte. Ho sentito così tante voci su di lui, dettagli spaventosi che lo riguardano. Ti prego, papà...»«Sofia!» sbottò mio padre e io sussultai, deglutendo a vuoto, agitandomi sulla sedia e fissando con aria significativa le mie mani tremanti sulle cosce.Non lui, ti prego.Ti prego.«Sono solo voci, e da quando hai iniziato a credere a tutto ciò che senti senza prove sufficienti?», sbottò mio padre e io deglutii di nuovo, sforzandomi con tutte le mie forze di trattenere le lacrime.«È spietato perché deve esserlo in quanto boss della mafia, e tu imparerai a essere feroce come lui una volta che diventerai sua moglie. Non ti succederà nulla se farai tutto ciò che ti chiede il più velocemente possibile senza fare domande. Luca odia le domande stupide e voi donne invece di obbedire immediatamente a ciò che vi viene detto, vi piace proprio fare così.»«Quindi vuole una schiava e non una moglie? Tutto qui? Diventerò semplicemente la sua schiava?» chiesi prima di potermi fermare, e mio padre si alzò immediatamente in piedi e lanciò il suo bicchiere, mezzo pieno di whisky, contro il muro, esattamente dove si trovava la mia testa un secondo prima, se non mi fossi abbassata immediatamente con un urlo di panico. Mi rimisi in piedi all’istante e corsi verso la porta con le lacrime che mi rigavano le guance; anche mia madre era in piedi, torcendosi le mani, ma senza intervenire, come al solito.«Ecco perché voi donne avete bisogno di un marito dal pugno di ferro, qualcuno che vi disciplini finché non imparate a obbedire a qualunque cosa vi venga detto di fare senza fare domande stupide e inutili», mi urlò mio padre con rabbia, puntandomi il dito contro, e io piansi ancora più forte. «Conoscendo Luca com’è, sono sicuro che riuscirebbe a farti obbedire senza domande già dal primo giorno di matrimonio, a differenza di me: mi ci sono voluti anni per addestrare tua madre a diventare una moglie obbediente, perché era proprio come te adesso: testarda, irrispettosa e disobbediente.»Scossi la testa mentre le lacrime continuavano a scorrermi lungo le guance; non volevo finire per diventare come mia madre, non volevo dover vivere la vita come aveva fatto lei, non volevo dover accettare tutto ciò che mio marito diceva senza fare domande, non volevo vivere come una schiava nel matrimonio, così come mia madre aveva fatto dal momento in cui si era sposata con mio padre.Non mi ero mai aspettata di sposarmi per amore, né avevo mai pensato che avrei sposato qualcuno di mia scelta. Ma speravo di sposare qualcuno della mia stessa età, che fosse già di mentalità aperta e non volesse vivere nel passato come facevano le persone delle generazioni precedenti.E invece mi hanno data in sposa a qualcuno di quasi due decenni più grande di me, e non era nemmeno una persona qualsiasi, era Luca. Luca Ricci. L’incubo peggiore di chiunque. Tutti avevano paura di lui, compreso mio padre.«Torna subito nella tua stanza e non uscirne finché non ti verrà detto di farlo», mi ordinò prima di voltarsi e dirigersi verso il mobile bar incassato nella parete del suo ufficio per versarsi un altro drink. Rimasi dov’ero, sapendo che era stupido da parte mia sperare ancora che cambiasse idea. Si voltò di nuovo con un altro bicchiere di whisky e notai come le sue narici si dilatassero con rabbia nel momento stesso in cui i suoi occhi si posarono su di me. Lanciai uno sguardo impotente a mia madre, sperando che per una volta mi sostenesse, ma lei si limitò a scuotere la testa e distolse lo sguardo da me. Con un altro singhiozzo ribelle che mi ribolliva in gola, mi voltai di scatto e fuggì dal suo ufficio quando lui iniziò ad avanzare verso di me.Salii di corsa le scale con le lacrime che mi rigavano le guance e superai le file di porte al piano di sopra che portavano alla mia camera. Non mi fermai a salutare mio fratello minore, che se ne stava in piedi fuori dalla porta della sua camera a guardarmi in silenzio, e sbattetti la porta della mia camera non appena entrai.Girai la chiave e chiusi a chiave, nonostante sapessi che mio padre aveva le altre chiavi della mia porta e avrebbe potuto aprirla in qualsiasi momento, prima di scivolare a terra contro di essa e affondare il viso tra i palmi delle mani; altre lacrime mi sgorgarono dagli occhi e non mi preoccupai di cercare di fermarle, ma lasciai invece che scorressero in silenzio.Tra una settimana sarei stata la signora Ricci...Il solo pensiero era sufficiente a farmi singhiozzare ancora più forte, odiando di nuovo con tutta me stessa la vita e i miei genitori.
Capitolo: 2: capitolo 2
Il punto di vista di Sofia Mi sono seduta sul letto non appena ho sentito girare una chiave nella serratura, con il cuore che mi batteva forte nel petto; una parte di me pensava che fosse mio padre e quel pensiero è bastato a farmi scorrere un brivido di paura lungo la schiena. Erano ormai le dieci e qualche minuto di sera e non avevo idea di chi potesse essere.La porta si aprì di uno spiraglio e sentii il respiro che avevo trattenuto nervosamente in gola sfuggirmi in un sospiro di sollievo quando vidi mio fratello minore in piedi sulla soglia con un sorriso orgoglioso stampato sul volto.«Entra in fretta e chiudi la porta», lo esortai, ed lui entrò in silenzio e chiuse la porta prima di girare le mie chiavi finché la porta non fu di nuovo chiusa a chiave.«Hai appena scassinato la mia serratura?», gli chiesi una volta che mi raggiunse accanto al letto; lui scrollò le spalle con un sorriso malizioso prima di saltare sul mio letto e sventolarmi un piccolo chiodo davanti al viso.«Nuova










