
Gemelli: l'ex moglie incinta del miliardario
- Gênero: Billionaire/CEO
- Autor: Kay writes
- Capítulos: 96
- Status: Em andamento
- Classificação etária: 18+
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- ⭐ 9.7
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Sinopse
Il matrimonio di Taylor con il marito miliardario, Xander Watson, va in pezzi quando lei non riesce più a sopportare la sua indifferenza nei suoi confronti. Un divorzio burrascoso e un viaggio a Cuba, solo per scoprire di essere incinta… di gemelli. Scopri cosa succede in questo romanzo mozzafiato *** «Che senso ha tutto questo, Taylor?» borbottò tra sé e sé. Era doloroso. Il fatto che non la chiamasse più “Amore” o “Tesoro” o nemmeno “Dolcezza”, ma solo la vecchia Taylor. “Voglio il divorzio”, esigette lei. “Cosa?!” “Voglio il divorzio, Xander”, si tolse gli occhiali e lui rimase sbalordito nel vedere quanto fossero gonfi. “Non voglio...” “Hai pianto?”. La interruppe. «Incredibile», sbuffò lei ad alta voce, «Certo che ho pianto, Xander, ma perché ti importa comunque? Sei troppo preso dal tuo lavoro per preoccuparti dei miei maledetti sentimenti!!».
Capitolo: 1: Capitolo 1
Sospirò profondamente e mormorò una preghiera silenziosa prima di scendere dall’auto, sistemandosi gli occhiali da sole scuri in modo che nessuno potesse vedere gli occhi gonfi che nascondeva sotto: aveva passato l’intera notte a piangere e ora stava per dire al marito tutto quello che pensava.
Capelli scuri, occhi verde mandorla da sogno, zigomi perfetti e un corpo snello che qualsiasi donna avrebbe desiderato ardentemente: Taylor era l’incarnazione stessa di una donna di una bellezza sbalorditiva, con una fortuna alle spalle, dato che tra un paio d’anni, una volta finalizzate le pratiche, avrebbe ereditato l’azienda di gioielli della sua matrigna; peccato che tutte quelle meravigliose qualità non fossero sufficienti a convincere suo marito a guardarla negli occhi per cinque minuti.
Si chiamava Xander Watson, l’uomo più bello che avesse mai incontrato e colui che le aveva rubato il cuore al gala di beneficenza a Milano. Era in piedi accanto ad alcuni soci d’affari quando i loro sguardi si incrociarono; pochi minuti dopo lui le si avvicinò e, in un batter d’occhio, si ritrovarono a scambiarsi le promesse nuziali nella chiesa cattolica di San Giorgio. Due anni trascorsi, due anni sprecati e ora lei non ce la faceva più.
«Mi dispiace, signora Watson, il signor Watson è...»
«Non me ne frega un c***o di cosa stia facendo il tuo capo, Claire», sbottò rivolgendosi alla receptionist che cercava di fermarla, «Voglio vedere mio marito subito!!».
Xander aggrottò profondamente la fronte quando sentì la voce di sua moglie provenire dall’esterno del suo ufficio; si scusò con gli investitori con cui era in riunione e uscì solo per vedere Taylor con la rabbia dipinta sul volto: «Taylor, ma che...»
«Dobbiamo parlare».
«Sono in riunione...»
«Fanculo la tua riunione, Xander», sbottò lei con le lacrime agli occhi, «Fanculo tutte le riunioni che hai sempre quando voglio parlarti!».
Si passò le mani tra i capelli con un gesto frustrato, infastidito dalla scena e dall’attenzione inutile che lei stava attirando, e la trascinò in un angolo dove nessuno potesse vederli. Taylor ansimava pesantemente mentre cercava di liberarsi dalla sua presa; lui la stringeva così forte che lei finì per sussultare di dolore, il che lo spinse a lasciarla andare.
Non c’era nient’altro che potesse fare: lui era troppo immerso nella sua vita lavorativa per preoccuparsi ancora dei suoi sentimenti. Non riusciva proprio a vivere con un uomo che non la amava, per quanto lei fosse perdutamente innamorata di lui.
«Che senso ha tutto questo, Taylor?», borbottò tra i denti.
Faceva male. Il fatto che non la chiamasse più «amore», «tesoro» o nemmeno «dolcezza», ma solo la vecchia Taylor. «Voglio il divorzio», esigette lei.
«Cosa?!».
«Voglio il divorzio, Xander», si tolse gli occhiali e lui rimase sorpreso nel vedere quanto fossero gonfi, «Non voglio...»
«Hai pianto?», la interruppe lui.
«Incredibile», sbuffò ad alta voce lei, «Certo che ho pianto, Xander, ma perché ti interessa comunque? Sei troppo preso dal tuo lavoro per preoccuparti dei miei maledetti sentimenti!!».
Fece un respiro profondo ed espirò lentamente, controllò l’orologio e aggrottò la fronte vedendo quanto fosse in ritardo; un minuto di ritardo e avrebbe potuto perdere l’affare più importante della sua vita. «I sentimenti di Taylor possono aspettare», pensò tra sé mentre le posava una mano sulla spalla. «Aspettami nella sala privata al piano di sopra, parleremo meglio di questo divorzio di cui stai parlando».
Era come se non la sentisse: lei voleva il divorzio e lui l’aveva liquidata con noncuranza come se non fosse nulla, solo perché voleva tornare alla sua riunione. Lo guardò in silenzio mentre lui rientrava a grandi passi nel suo ufficio e si morse il labbro inferiore trattenendo le lacrime: avrebbe preferito morire piuttosto che lasciare che il suo staff la vedesse in uno stato di vulnerabilità.
Ignorando di nuovo la receptionist, prese l’ascensore per raggiungere la sala privata dove trascorrevano del tempo ogni volta che lei andava nel suo ufficio: quel sesso appassionato e sfrenato che facevano sul divano beige… peccato che fosse proprio quella stessa stanza in cui lei gli avrebbe consegnato i documenti per il divorzio.
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Passò un’ora, poi due… ne seguì un’altra, finché il sole cominciò a tramontare e calò il crepuscolo. Taylor si svegliò dal suo torpore e allungò le braccia, cercando di afferrare la realtà, quando una delle guardie di sicurezza entrò nella stanza: «Signora Watson, la sua auto la sta aspettando fuori dall’edificio».
Lei sbadigliò rumorosamente: «Dov’è mio marito?».
«Se n’è andato due ore fa, signora».
«Cosa?!».
«Se n’è andato due ore fa, signora», ripeté lui.
Strinse i pugni e digrignò i denti: ancora una volta lui le aveva dimostrato quanto fosse un essere umano terribile. Rivolse un sorriso forzato alla guardia, afferrò la borsa e gli occhiali in fondo all’angolo, uscì dall’edificio e si diresse direttamente verso la sua auto per tornare a casa.
Era già buio quando arrivò a casa; salì le scale a grandi passi, infuriata, solo per trovare Xander a tavola che cenava... da solo. Il suo piatto era sul lato opposto del tavolo, lì ad aspettarla ormai freddo, il che non fece altro che farla infuriare ancora di più.
«Sei tornata», mormorò lui mentre si portava in bocca una forchettata di asparagi.
«Ti stavo aspettando, Xander», disse lei lasciando cadere la borsa sul pavimento mentre si avvicinava a lui, «ti ho aspettato per ore e tu mi hai lasciata lì, mi hai lasciata nel tuo ufficio!!».
I suoi occhi si illuminarono quando si rese conto del proprio errore e si alzò per posarle di nuovo una mano sulla spalla: «Me ne sono dimenticato... scusa, Tay—».
«È proprio quello di cui parlo sempre! Ti dimentichi sempre di me!».
«Ho fatto un maledetto errore, Taylor!!», sbottò infine lui, «La riunione mi ha preso troppo tempo e mi sono dimenticato di te, è solo un errore».
Davanti a lei c’era un uomo freddo, senza alcuna espressione di rammarico o rimorso negli occhi; nel profondo sapeva che a lui non importava nulla di averla lasciata in ufficio: «Voglio il divorzio, Xander», disse lei tirando su col naso mentre gli metteva i documenti davanti, «voglio il divorzio e lo voglio subito».
Capitolo: 2: Capitolo 2 due
«Non divorzierai».
«Mi divorzierò, Xander».
«Taylor, cos’altro vuoi da me?», sbatté le mani sul tavolo, «Hai tutto. La ricchezza, i vestiti, qualsiasi donna ucciderebbe per avere un marito come me... cos’altro vuoi?».
Lei era sconvolta dal suo livello di arroganza, persino disgustata: «Due anni fa ho sposato un uomo amorevole, uno che mi comprava sempre dei fiori e mi portava fuori per un appuntamento, mi diceva sempre quanto mi amava e faceva l’amore con me in un modo che andava oltre ogni immaginazione… Dov’è finito?», la sua voce cominciò a tremare e per la prima volta Xander poté vedere il dolore nei suoi occhi: «Dov’è finito l’Xander che rideva sempre alle mie battute divertenti?? Ora non mi guardi nemmeno più».
«Le cose sono cambiate, Taylor. Da quando ho ereditato l’azienda di mio padre...»
«Sono tutte stronzate, lo sappiamo entrambi!». Lo interruppe: «Mi ami ancora, almeno?!».
«Certo che ti amo, sei mia moglie!».
«Sono tua moglie, Xa











