
Rifiutata da mio marito miliardario
- Gatunek: Billionaire/CEO
- Autor: Victoria Clement
- Rozdziały: 86
- Status: W trakcie
- Ocena wiekowa: 18+
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Opis
«Io, Clyde Rosenberg, ti rifiuto. Non voglio avere niente a che fare con te; hai il mio cognome ed è l'unica cosa che otterrai da me, perché il mio cuore appartiene a un'altra», le disse lui senza pietà. Figlia illegittima e disprezzata dalla sua stessa famiglia, la vita di Kaia Beaufort è cambiata per sempre la notte della festa di fidanzamento di sua sorella Hazel: drogata da quest'ultima, Kaia è finita a letto con il promesso sposo di Hazel, l'affascinante miliardario Clyde Rosenberg. Dopo la diffusione di un video intimo di quella notte, Kaia è stata costretta a un matrimonio privo d'amore. Tuttavia, quando Clyde decide di divorziare e cacciarla via, Kaia giura di mantenere segreta la sua gravidanza, pronta a vendicarsi e a fargli rimpiangere amaramente ogni singola umiliazione.
Capitolo 1: IL FIDANZAMENTO.
Kaia.
Io, Kaia Beaufort, sono sempre stata la figlia illegittima della famiglia Beaufort.
Secondo i pettegolezzi, mia madre era l’amante di mio padre e desiderava disperatamente averlo tutto per sé. Mia madre pensava che rimanere incinta di mio padre l’avrebbe resa parte della famiglia, ma mio padre la respinse, e quel dolore le causò la morte durante il mio parto.
La mia sorellastra, Hazel, mi ha sempre odiata. Non smette mai di ricordarmi i peccati di mia madre, e mio padre adorava Hazel, facendomi sentire inutile.
Sono cresciuta sola, sempre emarginata da mio padre e dalla mia matrigna, che mi trattavano come una domestica.
Nel corso dei miei ventidue anni di vita, non sono mai stata invitata a nessuna occasione organizzata dalla mia famiglia. Mio padre mi considerava un errore, mi nascondeva dalla gente e non mancava mai di rinfacciarmelo. Sono sempre stata isolata, fino ad ora. Sono rimasta sorpresa quando mio padre ha insistito affinché partecipassi alla festa di fidanzamento di Hazel.
L’ultima cosa che volevo era trovarmi qui; sono entrata nell’hotel sentendomi smarrita e diversa.
Mi sono avvicinata alla receptionist bionda, che mi ha subito sorriso non appena mi ha vista.
«Buongiorno, come posso aiutarla?»
Le ho ricambiato il sorriso.
«Sono qui per una festa di fidanzamento, ma non so in quale sala si tenga», dissi.
«Oh», mormorò lei, dando un’occhiata al computer davanti a sé. «Al momento ci sono tre feste di fidanzamento in corso». Alzò lo sguardo verso di me. «Il nome dei fidanzati, per favore».
«Hazel Beaufort», risposi immediatamente.
I suoi occhi si illuminarono: «Questo fidanzamento è solo su invito, lei deve essere...?»
Sospirai.
«Kaia Beaufort, la sua sorellastra», risposi, sentendomi tesa.
«Oh, una sorella. Splendido! È al quarto piano», mi disse.
«Grazie.» Sorrisi ed entrai nell’ascensore.
Appena entrata, la voce di mio padre mi risuonò nella testa.
«Mi rendi sempre orgoglioso», aveva detto a Hazel qualche giorno prima, quando aveva scoperto che era fidanzata con Clyde Rosenberg, il miliardario più ricco e più giovane di Los Angeles. Da quel giorno, il favoritismo di mio padre era raddoppiato.
«Sei in ritardo!» sbottò dietro di me una voce tagliente ma molto familiare.
Chiusi gli occhi. «Parli del diavolo...», mormorai sottovoce.
«Hai detto qualcosa?» mi chiese con tono disgustato.
Mi voltai e trovai Hazel che mi fissava con lo sguardo più malvagio che avessi mai visto.
Era bellissima, i suoi capelli biondi perfettamente acconciati le ricadevano con grazia sulle spalle. I suoi occhi di un blu intenso erano penetranti e conferivano un’aria feroce al rossetto rosso brillante che le colorava le labbra.
Indossava una costosa collana di diamanti che, ovviamente, era un modo per mettere in mostra la ricchezza di mio padre, e sapevo che sarebbe stata una sposa perfetta, una strega sotto mentite spoglie.
«Alla fine sono venuta, non sei grata?» Aggrottò le sopracciglia.
Hazel scoppiò a ridere.
«Grata? Che stupida!» sbottò, con l’odio che le ardeva negli occhi. «L’ultima cosa che volevo era vedere la tua brutta faccia alla mia festa di fidanzamento, ma papà ha insistito perché ti invitassi. Secondo lui, siamo una famiglia, ma io non ti considero tale.»
La rabbia mi montò dentro.
Volevo darle un pugno dritto in faccia e rovinarle quel trucco perfetto.
Non ero gelosa di lei, ma disprezzavo il fatto che lei e suo padre parlassero così poco di me, facendomi sentire come spazzatura.
«Non voglio nemmeno stare qui», dissi.
Hazel alzò gli occhi al cielo e ridacchiò seccamente: «Come se avessi avuto scelta. Non sei niente, Kaia, sarai sempre niente! Guarda che vestito da quattro soldi indossi, non puoi nemmeno permetterti di apparire carina in pubblico, sei così patetica».
Deglutii a fatica.
Ha ragione.
Ho un disperato bisogno di un lavoro e le mie finanze sono sull’orlo del collasso. Mio padre mi ha tolto la paghetta anni fa, e da allora mi arrangio da sola per le mie necessità mentre Hazel sperpera i suoi soldi senza ritegno.
Volevo rispondere, ma lei mi ha subito zittita.
«Terrò da parte le nostre divergenze; questa è la mia festa e non voglio che tu la rovini.»
Ha fermato una cameriera e ha preso un bicchiere di vino.
«Tieni, bevi questo. Consideralo il mio gesto di pace, ma non illuderti troppo: tutto crollerà una volta che mi sarò sposata.» Sorrise beffarda.
Senza parole, schioccai la lingua e presi il bicchiere di vino che mi porgeva.
«Goditi la festa», disse Hazel allontanandosi, dirigendosi verso il suo gruppo di damigelle.
Sorseggiai il vino e la festa proseguì. Osservai mia sorella divertirsi come non mai, con gli occhi pieni di felicità.
Sbuffai e lanciai un’occhiata al bicchiere vuoto.
All’improvviso, mi sentii stordita.
Strinsi gli occhi, mordendomi il labbro inferiore mentre lottavo per rimanere in piedi.
«Che cosa sta succedendo?», mi chiesi mentre barcollavo fuori dalla sala; volevo allontanarmi dalla folla.
«Forse ho bevuto troppo?»
La mia vista si fece improvvisamente sfocata e stavo lottando con tutte le mie forze per riuscire a vedere dove stavo andando.
Era una festa serale, ma non avevo certo intenzione di sentirmi assonnata.
All’improvviso, urtai per sbaglio qualcuno e caddi sul pavimento freddo.
«Ehi! Stai attento!» gridò la voce con rabbia.
«Mi dispiace tantissimo», risposi in fretta mentre mi rialzavo.
Sentii lo sconosciuto imprecare e allontanarsi.
Mi è venuto un forte mal di testa.
Mi portai una mano alla fronte: «Ma che diavolo mi sta succedendo?»
Appoggiai l’altra mano al muro per sostenermi; la vista mi si stava annebbiando di minuto in minuto e sapevo che sarebbe successo il peggio se non fossi entrata nella suite dell’hotel che avevo pagato in anticipo, una suite in cui avevo deciso di passare la notte per poi tornare a casa di prima mattina.
Apro in fretta la borsa.
«Merda!», imprecai, rendendomi conto di aver dimenticato il numero della stanza.
«È la 12a Ruby, deve esserla», mormorai tra me e me mentre barcollavo lungo il corridoio, continuando a guardare i numeri delle camere su ogni porta.
«Eccola qui», tirai un sospiro di sollievo. Girai rapidamente la maniglia e, con mia grande sorpresa, la porta era aperta.
Senza pensarci due volte, mi precipitai dentro e chiusi la porta dietro di me. Ormai la mia situazione era peggiorata.
Mi sdraiai sul letto, cercando di riprendere fiato.
Sudavo copiosamente e il calore che mi saliva dal corpo era seducente.
«Amore mio», mi chiamò una voce alle mie spalle.
Sussultando, cercai di alzarmi dal letto, ma all’improvviso mi sentii paralizzata e non riuscii a muovermi.
C’era un uomo nel mio letto!
Non dissi una parola, con il cuore che batteva più forte che mai.
All’improvviso, mi toccò la spalla e mi posò un bacio delicato sulla nuca.
L’effetto di quel bacio fu così forte che mi ritrovai a gemere di piacere.
«Ti piace, eh?» sussurrò quella voce, baciandomi l’orecchio.
Da lui proveniva un forte odore di alcol, ma questo mi eccitava ancora di più.
Il mio corpo tremava e bramava il piacere di quello sconosciuto.
La stanza era buia e, con mia grande sorpresa, volevo che quell’uomo mi toccasse come se fossi di sua proprietà.
Era chiaro che fosse ubriaco e che forse mi avesse scambiata per qualcun’altra, ma ero sopraffatta dalla lussuria e non opposi resistenza.
«Guardami, tesoro», sussurrò, e mi ritrovai a voltarmi verso di lui. La mia vista era così offuscata che non riuscivo a vedere chiaramente il suo volto, ma il suo profumo era paradisiaco.
«Ti amo, piccola», disse in tono così seducente e premette le sue labbra sulle mie.
Non potei fare a meno di ricambiare il bacio: era bollente e appassionato, mentre le nostre lingue si intrecciavano in pura passione.
Volevo di più e anche lui.
Lentamente, mi sfiorò il collo e iniziò a spogliarmi.
In pochi secondi mi sentii nuda davanti a lui e sussultai di piacere.
Mi stava dando tanto piacere e mi sentivo così bene che non opposi resistenza. Chiaramente, in quello stato ero vulnerabile.
«Sei bellissima, il tuo corpo è bellissimo», mi ha fatto i complimenti e «Argh!» ho urlato.
Abbiamo fatto l’amore dolcemente, la pressione era così intensa che ho sentito una sensazione di calore riempirmi.
Subito dopo, persi conoscenza.
«Chi sei?!» Una voce forte mi ha svegliata.
Ho cercato di alzarmi, ma ho sentito un forte dolore alla testa.
«Chi sei?» ruggì di nuovo la voce maschile, furiosa.
In quel momento, le vertigini svanirono dai miei occhi; alzai lo sguardo verso lo sconosciuto e rimasi paralizzata dallo shock.
Davanti a me, completamente nudo, c’era nientemeno che Clyde, il fidanzato della mia sorellastra.
Capitolo 2: L'INCONTRO.
CLYDE.
La festa di ieri sera è stata intensa. Mi sono allontanato dal mio gruppo di amici che avevano ancora tempo a sufficienza per scatenarsi.
Mi sentivo un po’ brillo, i drink che avevo bevuto stavano già facendo effetto. Incapace di controllarmi, ho faticato non poco a raggiungere la suite d’albergo che avevo prenotato per me e Hazel, solo per svegliarmi e trovare una sconosciuta sdraiata nel mio letto.
Era mattina e i raggi del sole si facevano strada nella stanza d’albergo. Spaventato, mi alzai di scatto, con lo sguardo incollato alla ragazza che dormiva serenamente. I suoi lunghi capelli neri erano sparsi sul letto, il suo corpo era perfetto e non presentava nemmeno un’imperfezione. Dai’ un’occhiata al mio corpo: anch’io ero completamente nudo e il mio cuore si riempì di rabbia.
«Svegliati!» gridai. La guardai mentre apriva lentamente gli occhi.
Sembrava fare fatica ad alzarsi, ma io bruciavo di rabbia.
«Chi sei?» ruggii.
«C











