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La babysitter dei tre Gemelli del miliardario

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Opis

«Accetteresti di fare da babysitter ai miei tre gemelli?», le chiese il padre dei bambini che lei aveva appena fatto calmare. Sorpresa, la ragazza voltò lo sguardo verso lo sconosciuto, il cui stile impeccabile tradiva la sua immensa ricchezza. Aveva disperatamente bisogno di soldi e di un tetto sopra la testa, così decise di accettare l'offerta, inconsapevole che quella scelta avrebbe stravolto la sua vita. Badare a tre piccoli ribelli specializzati nel combinare guai si rivela però solo l'inizio: convivere con un miliardario spietato e temuto rimescola tutte le sue certezze, soprattutto quando inizia a desiderare ardentemente il suo tocco. E quando scoprirà la verità su chi sia veramente, si ritroverà immersa in un vortice di sangue, sparatorie, dolore e un'irresistibile passione.

Capitolo: 1: Capitolo 1: CUORE INFRANTO

CAPITOLO UNO

«Penso che a Emily piacerà». Mentre Jace Brandon fissava l’abito da sera rosso che aveva comprato per sua moglie come regalo di compleanno, giunse a questa conclusione con un ampio sorriso sul suo bel viso.

Il pensiero di regalarle soldi e automobili lo stancava, dato che di solito faceva proprio quello. Voleva sinceramente provare qualcosa di nuovo e allettante: l’abito che aveva in mano era più che sufficiente come regalo.

«Ti puoi permettere questo vestito?» Una voce esile, ma dolce, attirò la sua attenzione mentre si voltava a guardare la fragile signorina.

Le sue risatine sommesse la misero a disagio mentre la fissava con sguardo minaccioso. «Dovrei essere io a farti questa domanda. Come può un’attrice in erba, che non ha guadagnato nemmeno un miliardo di dollari, sbraitare davanti a me?»

Le sue parole la fecero scoppiare in una risata improvvisa. «Chi sei? Un uomo che vive alle spalle di sua moglie? Ah ah!»

«Tieni». Ignorò la donna, che sbatté rapidamente le palpebre mentre fissava il suo biglietto da visita. È una carta nera!

Solo gli uomini di Livello S della città possono avere accesso a quella carta. «Deve essere ricco». Mentre osservava l’uomo porgerle il biglietto da visita, giunse a quella conclusione prima di allontanarsi in fretta per evitare di essere coinvolta e di causargli problemi.

Jace abbozzò un sorrisetto minaccioso prima di salire in macchina dopo aver preso la carta e l’abito. Quello era uno dei suoi giorni più felici. Vedere sua moglie sorridere e festeggiare il compleanno con i loro figli era davvero una grande soddisfazione e un momento piacevole.

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Con un sorriso agli angoli delle labbra, slacciò la cintura di sicurezza prima di scendere dall’auto.

Ogni suo passo poteva far tremare chiunque, eppure le donne morivano dalla voglia di avere un uomo come lui tutto per sé.

Spalancò con un colpo secco la porta della sua magnifica villa prima di entrare. «È già addobbata», mormorò mentre osservava il soggiorno.

I nuovi colori dell’arredamento erano belli e vivaci. Le pareti erano dipinte con tre colori: marrone chiaro, color latte e grigio chiaro. I palloncini rendevano il soggiorno un po’ soffocante e grazioso allo stesso tempo. Era il compleanno della sua adorabile moglie: «Può avere qualsiasi decorazione desideri. Se lo merita», mormorò tra sé mentre si dirigeva verso il frigorifero.

Prese una bottiglia d’acqua e la bevve a grandi sorsi come se stesse per morire di sete da un momento all’altro.

Era già esausto per lo stress dei preparativi per il compleanno, ma non gli importava, dato che stava festeggiando con sua moglie.

«Oh. Dovrebbe essere a casa, giusto?» La cercò dappertutto nel soggiorno, ma non la trovò.

Prese il cellulare e le mandò un messaggio prima di togliersi la giacca, che si mise sulle spalle. «Lasciami andare a rilassarmi un po’ prima che tornino quei piccoli monelli», mormorò tra sé e sé prima di salire le scale verso la sua camera.

Man mano che si avvicinava, il rumore che sentiva provenire dalla sua stanza era strano, ma ovviamente non c’era nessuno in casa e non poteva essere quello che stava pensando.

Sospirando profondamente, ignorò il pensiero che gli si era accumulato in mente prima di girare la maniglia della porta.

Quando spalancò la porta con uno scatto, la testa gli si abbassò alla vista di ciò che stava vedendo. «Ma è vero?»

Fissando sua moglie sul loro letto matrimoniale con un altro uomo, il suo cuore andò in mille pezzi mentre la vista gli si annebbiava a causa delle lacrime che gli scorrevano sul viso.

Lei sembrava intenzionata a continuare con ciò che stava facendo, ma sembrava che l’uomo esile temesse di ricevere un pugno dall’uomo temibile che aveva davanti.

Con lo sguardo fisso su Jace, scese dall’uomo che già tremava prima di tirarsi il piumone sul petto. Allo stesso modo, non provava alcun senso di colpa per ciò che aveva appena fatto: aveva sempre desiderato farlo!

«E…» La chiamò per nome con dolore mentre il suo sguardo passava da sua moglie all’uomo. Non riusciva a credere che la donna che solo poche ore prima non voleva che lui la lasciasse lo stesse in realtà tradendo! La donna di cui si era sempre fidato e che aveva sempre amato era solo una puttana travestita!

«Immagino che la nostra relazione sia finita. Ho sempre voluto chiuderla, ma quello sguardo amorevole che mi rivolgevi mi faceva sempre ripensarci. Non voglio figli, e l’amore per me è una schiavitù! Non solo, ma voglio la libertà». Le sue parole gli fecero arrossare gli occhi.

Come poteva dirgli una cosa del genere senza vergogna? Quindi non lo amava? In tutti quegli anni, mentre lui pensava che lei fosse innamorata di lui, era tutta una finzione?

«È stata tutta una finzione? I nostri otto anni insieme sono stati tutti una finzione, una messinscena?» chiese con amarezza. Si trattenne stringendo i pugni per evitare di strangolarla, mentre il desiderio di ucciderla prendeva il sopravvento.

Lei annuì con un sorriso appena accennato agli angoli delle labbra. Desiderava ardentemente uscire da quel matrimonio, ma non aveva mai avuto l’occasione di farlo. «Penso che finirà qui. Mi dispiace di farti del male, ma devo farlo». Le sue parole suonavano strazianti, ma il suo sguardo diceva tutto: quanto fosse insincera e spudorata.

Suo marito, che avrebbe voluto ucciderla, e quell’uomo irritante uscirono dalla stanza; non riusciva a sopportare di restare lì nemmeno un minuto di più.

Non se lo sarebbe mai aspettato. Aveva sempre considerato Emily la donna con cui avrebbe trascorso il resto della sua vita. «In parte aveva ragione».

Si asciugò gli occhi pieni di lacrime prima di uscire infuriato dalla villa. Almeno non aveva nulla da perdere dopo otto anni di relazione: i loro tre gemelli erano più che sufficienti per fargli tornare il sorriso.

«Quei piccoli monelli dovrebbero aver già chiuso», controllò l’orologio per confermarlo prima di andarsene.

~~~SCUOLA ELEMENTARE DI SILVERCITY~~

«Papà, perché sei arrivato in ritardo a prenderci?», disse Anabella aggrottando le sopracciglia verso suo padre.

«Papà, i nostri amici ci hanno preso in giro perché i loro genitori sono venuti presto», sbottò Anastasia mentre abbracciava suo padre.

«Smettetela entrambe. Non vedete le lacrime secche sul viso di papà? Papà sta male?» «Papà, stai male?» chiesero all’unisono mentre le loro manine gli accarezzavano il viso.

«Hai pianto?»

«Che cosa è successo?»

Capitolo 2: Capitolo 2: BAMBINI TESTARDI

CAPITOLO DUE

«Oh. Mi è entrata della polvere negli occhi». Rispose in fretta mentre si puliva il viso con il fazzoletto.

«Deve fare molto male. Mi dispiace». Disse Anastasia a suo padre, che le rivolse un sorriso in risposta.

«Anna, andiamo a casa a festeggiare il compleanno della mamma». Il sorriso sul suo volto nascondeva perfettamente il dolore e la frustrazione che provava.

«Sì!» esclamarono tutti ad alta voce mentre salivano in macchina.

~~~~~~~

«Buon compleanno, mamma!» Come se fossero già preparati per questo, tirarono fuori tutti un fiore dallo zaino non appena entrarono in salotto.

I loro occhi scrutavano ovunque, alla ricerca della madre, perché a lei piaceva giocare a «nascondino» durante il suo compleanno.

«Papà, dov’è la mamma?», chiese Annabelle con tono sospettoso. «La mamma è andata a fare shopping senza di loro?» Era questa la domanda che si frullava casualmente nelle loro teste.

«Oh, la mamma ha delle faccende

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