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Die besten Liebesromane

Book cover
Aktualisiert

Puoi scappare, ma...

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Anmerkung

«Signore, sua moglie... Maya Alfredo è stata appena vista mentre lavorava come...» Il tono di voce del Don interruppe l’assistente: «Mia moglie? Circondate la zona SUBITO!» **** Sebbene il crimine sia stato commesso da sua sorella, Maya Alfredo viene consegnata dai propri genitori affinché sia punita dal spietato Don Damon Xavier, per aver venduto alla polizia informazioni sulla Costra Nostra. Con il suo mondo capovolto e in frantumi, viene portata nella tenuta del Don, dove diventerà sua proprietà e verrà trattata come un suo giocattolo, pur sapendo che le sue intenzioni sono quelle di distruggerla. Ma poi le cose si fanno cupe nella tenuta del Don, con la presenza di Derinem Xavier. Maya non ha alcuna possibilità nella fornace di Damon. La distruggerà quindi, insieme a tutto ciò che ama, per i peccati che lui ritiene lei abbia commesso? Oppure la fortuna ha altri piani per lei? Nota: questo è un romanzo dark, non tutto rose e fiori. Il protagonista maschile è uno psicopatico. Attenzione: contenuti che potrebbero turbare la sensibilità del lettore!!!

Capitolo 1: Documenti dall’inferno

«Damon, ti prego, ti supplico, lasciami andare», gridò lei mentre lui la tirava per la cravatta che aveva usato per legarle le mani.Damon la guardò, con un accenno di sorriso agli angoli della bocca. Lei rabbrividì interiormente mentre cercava di leggere nei suoi occhi, ma, proprio come la sua coscienza, erano completamente vuoti.Lui la lasciò andare e si diresse verso il comodino nella stanza. Maya si sentì spaventata al pensiero di dove fosse andato e di cosa avrebbe fatto di lei. Quando tornò, aveva in mano un paio di forbici.«Adoro quando mi supplichi», mormorò tagliando via il suo vestito bianco, strappandolo a brandelli finché lei non rimase completamente nuda davanti a lui, poiché non indossava biancheria intima. «Supplicami, Maya, supplicami!»Maya deglutì a fatica.«Oh, sei una ribelle, vero?» Le infilò la lingua nell’orecchio e sussurrò: «Anche questo mi piace», affondandole le dita nel sedere. «Perché ora ho tutte le ragioni per farti quello che ho sempre voluto farti. Maya...»**ALCUNI MESI PRIMA*Maya entrò nella stanza, completamente esausta dal lavoro. Lavorare come giornalista le faceva sempre male alla testa e alle braccia e quella giornata era stata piuttosto movimentata. Era un miracolo che non fosse stata colpita da un proiettile vagante a causa dello scontro tra criminali e polizia.Sua sorella Anna entrò in salotto, a testa alta ed elegante. Si portava con stile, vestita con classe. Non solo, ma Anna godeva anche dell’amore dei loro genitori. Preferivano Anna a Maya e non lo nascondevano nemmeno.Maya si era sempre sentita non amata da ogni membro della sua famiglia, da suo padre e da sua madre. Persino i suoi altri due fratelli, Anna e Brian, la trattavano come spazzatura. I suoi genitori erano ricchi sfondati, ma nonostante ciò, fu solo quando iniziò a lavorare che riuscì a comprarsi le cose di cui aveva bisogno; eppure, anche allora, nei conti dei suoi fratelli c’erano più soldi che nel suo.Anna la guardò con disgusto: «Il padre di Maya ti ha chiamata?»«Perché?» chiese Maya, all’erta; non sapeva che suo padre l’avrebbe chiamata, suo padre non voleva nemmeno vederla.«Beh, non me l’ha detto, ma c’è la cena; vuole parlare con tutti noi a cena».Maya la guardò con sospetto. Era sicura che Anna sapesse perché suo padre volesse vederla. E il fatto che fosse stata invitata a cenare con la famiglia era ancora più strano. «Arrivo tra un minuto», disse infine.«Fatti in fretta», disse Anna allontanandosi, «presto arriverà un ospite e papà vuole aver finito la conversazione prima che entri». Quando fu all’uscita, aggiunse con tono beffardo: «Non dimenticare di farti anche il bagno, Maya. Puzzi».Mentre guardava sua sorella andarsene, Maya si spaventò. L’ultima volta che suo padre l’aveva chiamata era stato due anni prima, quando aveva schiaffeggiato Anna perché Anna l’aveva umiliata davanti a tutta la gente. Suo padre l’aveva frustata fino a farla svenire. Non era un’esperienza che voleva ricordare.Ma dato che era successo durante la cena, forse non era poi così grave, dopotutto. Essere la seconda figlia e figlia di Alfredo Petra la costringeva a stare sempre sulla difensiva. Entrò in bagno e si fece una doccia veloce. Indossava una vestaglia leggera e, dato che non portava il reggiseno, i suoi capezzoli si stagliavano chiaramente sotto il tessuto.Maya si diresse con calma verso la sala da pranzo, dove la sua famiglia era già seduta attorno al tavolo. Rimase in piedi accanto a un posto vuoto, aspettandosi che lui le urlasse contro. Si chiese cosa avesse fatto questa volta. Per quanto ne sapeva, era riuscita a evitarlo e a tenersi alla larga da lui. Immaginò che non fosse bastato.«Siediti, Maya, ceniamo», disse suo padre con tono gentile. Lei lo guardò di scatto. Aveva appena usato quel tono gentile con lei? Non riusciva a crederci. Stava sognando?Mentre se ne stava ancora in piedi chiedendosi se avesse sentito bene, sua madre ripeté: «Siediti, bambina. Il tuo cibo potrebbe raffreddarsi».Le si irrigidirono le ossa. Ma si sedette comunque e una cameriera le servì il cibo. Il posto di fronte a lei era vuoto. Suo padre sedeva a capotavola, mentre Anna, che era di fronte alla madre e continuava a squadrarla dalla testa ai piedi, era vicina a suo padre e gli teneva la mano.Maya notò che l’anziano sembrava fragile e malato. Sembrava anche preoccupato.Quando cominciarono a mangiare, Maya li osservò senza sapere bene cosa fare. Non si sentiva a suo agio con la propria famiglia e questo era evidente.«Perché non mangi, Maya?», le chiese la madre.«Forse pensa che l’abbiamo avvelenato», disse Anna con tono dispettoso.«No, no», disse subito lei, «non penso che sia avvelenato. Non lo penserei mai, mamma».«Allora mangia»,Cominciò subito a infilarsi il cibo in bocca a grandi bocconi, senza sentirne davvero il sapore. Suo padre si schiarì la voce. «So che ti stai chiedendo perché ti ho chiamata», fece una pausa, «voglio sapere se sei disposta a fare un sacrificio per la tua famiglia».Lei era confusa: «Non capisco, papà».Lui la guardò con aria arrabbiata, così lei aggiunse in fretta, per evitare che lui le facesse del male come faceva sempre: «Sì, posso, papà. Posso fare un sacrificio per la mia famiglia».«Non importa quanto grande?»A Maya non piaceva la piega che stava prendendo la conversazione, ma rispose comunque: «Non importa quanto grande, papà».Lui annuì, poi da una valigetta che aveva al suo fianco tirò fuori un foglio e le porse una penna: «Firma qui», e le diede il foglio.Questa volta lei dovette chiedere: «Che cos’è?»«Questa sarà la prova del tuo amore per la tua famiglia», distolse lo sguardo da lei e guardò fuori dalla finestra prima di iniziare a spiegare: «Anna ha trovato i rapporti sulla Cosa Nostra a cui stavi lavorando».Il cuore le batteva forte nel petto. Il progetto sulla Nostra Dome era una questione personale; non avrebbe dovuto essere visto da nessuno. Cosa ci faceva Anna nella sua stanza per imbattersi nei documenti su cui era basato? Maya sperava che nessun altro l’avesse scoperto.«E li ha inviati alla polizia in cambio di una piccola ricompensa». Rimase senza fiato. Era distrutta. Per quanto sua sorella la trattasse male, non le avrebbe mai augurato ciò che stava per accaderle. Guardò suo padre: non stavano forse commettendo un grave errore tenendola lì invece di nasconderla da qualche parte, lontano da tutto il pericolo che sicuramente sarebbe arrivato?«Per fortuna il Don aveva una talpa che ha recuperato i fogli, quindi sono in mani sicure. Ma il Don...» Il suo respiro era tremolante «...vuole qualcosa in cambio se vogliamo salvarci la vita.»«Che cosa, padre?» chiese lei. Per quanto ne sapeva, era pronta a fare qualsiasi cosa per aiutare la sua famiglia. Se lui voleva che andasse dalla gente a dire che tutto ciò che aveva scritto su quel foglio era una bugia, forse così avrebbe potuto persino guadagnarsi l’amore dei suoi genitori. «Cosa devo fare, padre?»Lui la fissò e poi disse: «Al posto di tua sorella, devi accettare qualsiasi cosa dica Don Damon».Lo shock le bloccò la gola

Capitolo 2: L'incarnazione del diavolo

Mentre suo padre la fissava con quelle pupille verdi e gelide che lei aveva ereditato da lui e che seguivano ogni suo cambiamento d’umore, Maya sapeva di dover stare attenta a ciò che diceva.«Mi... mi dispiace, padre, ma vorrei che mi venisse spiegato tutto più chiaramente»,Prima che potesse finire la frase, lui sbatté la mano sul tavolo, facendola sobbalzare per la paura. «Cosa vuoi capire, ancora, buona a nulla...»«Alfredo!» Sua madre corse al suo fianco e lo abbracciò: «Non è colpa tua se hai una figlia così egoista!»Maya deglutì, con il cuore che le batteva all’impazzata nel petto. Per un attimo pensò che suo padre stesse per picchiarla.Sua madre fece sedere Alfredo sulla sedia e gli massaggiò la spalla. Poi la guardò con disgusto. Maya abbassò lo sguardo sul tavolo. Sua madre le ordinò con rabbia: «Guardami!»Maya alzò lo sguardo verso gli occhi castani di sua madre; l’odio negli occh

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