
Legata al mio bullo d'infanzia
- Gen: Werewolf
- Autor: Plankiechan
- Capitole: 122
- Status: În desfășurare
- Clasificare de vârstă: 18+
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- ⭐ 9.7
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Descriere
Lui era stato al suo fianco fin da quando ne aveva memoria. Per tutta la vita era stata tormentata da lui; le sue parole l'avevano portata alle lacrime innumerevoli volte, eppure riusciva comunque a strapparle un sorriso. Lei sapeva solo una cosa: lui la odiava per qualcosa que non riusciva a comprendere, come se fosse una punizione per una colpa commessa in una vita precedente. Le aveva rubato il primo bacio e aveva rovinato ogni possibilità con qualsiasi altro ragazzo. La sua unica speranza di sfuggire alla sua presa era trovare il suo compagno destinato che la proteggesse, ma quella speranza le fu strappata via quando scoprì che il suo aguzzino era proprio la sua anima gemella. Ora doveva aiutarlo a diventare l'Alfa del Branco Dark Wolf, pur sapendo di essere destinata a segnare la sua fine. «Sei la mia compagna, Hazel. Sei legata a me per sempre, bellissima».
Capitolo 1: Axel
«Te lo ricordi ancora?» chiese Clarissa a Hazel mentre entrambe fissavano una vecchia foto.
La foto risaliva a sei anni prima e in essa era ritratto il figlio più giovane dell’Alpha, Axel.
«Certo che me lo ricordo», affermò Hazel.
Non avrebbe potuto dimenticarlo facilmente. Era stato al suo fianco per tutta l’infanzia e persino durante l’adolescenza, ma non aveva mai vissuto esperienze piacevoli con lui; d’altronde, i ricordi spiacevoli erano più difficili da cancellare, quindi non lo aveva dimenticato affatto.
«Ormai sarà un uomo»
«Sì, e un provocatore come è sempre stato», aggiunse Hazel, e Clarissa ridacchiò.
Hazel era la figlia del defunto Beta e Clarissa era la sua migliore amica, la figlia del Beta appena insediato.
«Avrà smesso di comportarsi così», ipotizzò Clarissa.
«Non credo proprio», disse Hazel scuotendo la testa e sfogliando l’album di foto.
«Non voglio fissare troppo quella sua faccia fastidiosa, mi fa arrabbiare», mormorò, e Clarissa ridacchiò ancora una volta.
«Tutti lo trovavano carino, ma con te era diverso. Immagino che gli piacessi molto», aggiunse.
«Gli piacevo? Mi odiava di sicuro, mi rovinava sempre tutto», si lamentò Hazel.
«Basta parlare di lui», disse Hazel chiudendo l’argomento mentre sentiva i ricordi su di lui affollarsi nella sua mente.
Era il bullo della sua infanzia. Agli occhi degli altri, non la maltrattava, si limitava a prenderla in giro, ma per Hazel non era altro che bullismo.
Se n’era andato circa sei anni fa e lei era ancora felicissima per quella fortuna.
«Pensi che ci sia la possibilità che torni a casa presto? Voglio dire, l’Alfa sta invecchiando, avrebbe bisogno di qualcuno che prenda il suo posto»
«C’è Rex, è il primogenito dell’Alfa, è più che all’altezza. Axel non ha bisogno di tornare a casa, mai.»
«Beh, beh. Lo dici solo perché hai una cotta pazzesca per Rex», osservò Clarissa.
Da anni ormai, Hazel provava qualcosa per Rex, il primogenito dell’Alfa.
Rex era l’esatto opposto di suo fratello, Axel. Rex era gentile e calmo con lei. Non le rivolgeva mai commenti sgradevoli né la prendeva in giro all’infinito come faceva sempre Axel.
Hazel non poteva che sperare con tutto il cuore di diventare la compagna di Rex, che non aveva ancora trovato la sua compagna.
«Ho sentito dire che Axel potrebbe tornare presto», mormorò Clarissa.
«Cosa? Davvero? Stai scherzando?»
Clarissa alzò le spalle.
«L’ho solo sentito dire dagli altri.»
«Sarebbe meglio che restasse solo una voce. Ma aspetta un attimo... Perché tu vieni a sapere sempre tutto mentre io non vengo a sapere quasi nulla?», chiese Hazel, lasciando cadere il libro illustrato e voltandosi verso l’amica.
Clarissa sospirò.
«Conosci il motivo, Hazel. Gli altri pensano che sia strano che tu abbia 24 anni e non abbia ancora mutato forma», disse Clarissa con sincerità.
Era una caratteristica di Clarissa: non si preoccupava mai di nascondere la verità, anche quando poteva ferire.
«Ti stanno emarginando, Hazel», concluse, e Hazel si morse le labbra.
Si alzò dal bordo del letto e si avvicinò alla finestra, fissando fuori con sguardo assente.
Era da molto tempo che questa cosa la preoccupava: a 24 anni non aveva ancora subito la trasformazione, mentre gli altri l’avevano vissuta durante l’adolescenza.
«Non devi sentirti troppo male. Puoi sempre stare certa che io non ti isolerò mai», la rassicurò Clarissa, tenendole la mano destra e stringendola delicatamente.
«La voce secondo cui potrei essere un’umana circola ancora, vero?» chiese Hazel, con voce poco più che un sussurro.
Clarissa annuì in segno di conferma.
«Ma tu non sei solo umana, sei una lupo, questo almeno lo so».
Hazel sospirò e tornò a guardare fuori dalla finestra.
«Va bene se tutti dubitano che io sia un lupo. Insomma... anch’io ne dubito», mormorò Hazel.
«Non dubitare mai di te stessa», mormorò Clarissa, e Hazel chiuse gli occhi.
«Potrei davvero essere cacciata via nel mondo degli umani.»
Ricordò il suo diciottesimo compleanno, quando tutti aspettavano che finalmente si trasformasse, ma lei non ci era riuscita.
E fino ad ora, sei anni dopo, tutti stavano ancora aspettando che si trasformasse e lei continuava a tenerli in sospeso.
«Non pensarci. Il nostro mondo, Wolfbrim, è anche il tuo mondo. Tu non appartieni al mondo degli umani. Se fossi umana, come avresti fatto a entrare a Wolfbrim, tanto per cominciare? Sono sicura che diventerai una lupa potente. I lupi potenti impiegano molto tempo prima di compiere la loro prima trasformazione», disse Clarissa accarezzandole la spalla in segno di conforto.
Hazel annuì con la testa, gli occhi ancora chiusi.
«Dai, non lasciare che questo ti rovini l’umore. Usciamo a fare un po’ di pratica», Clarissa le diede una gomitata e Hazel aprì gli occhi.
«Mi picchierai comunque», ridacchiò Hazel, cercando di alleggerire l’atmosfera.
«Oggi potresti essere fortunata», disse Clarissa facendole l’occhiolino e iniziando a trascinare Hazel verso la porta.
Hazel abbozzò un piccolo sorriso, felice che, sebbene tutti la stessero abbandonando, ci fosse ancora Clarissa che le restava accanto in ogni situazione.
Hazel non era forte come Clarissa, ma non era certo la più debole del branco.
Clarissa era abbastanza sicura che la forza di Hazel sarebbe arrivata con la sua prima trasformazione e, sebbene Hazel lo sperasse, stava iniziando a perdere gradualmente la speranza.
Mentre Clarissa la trascinava via, si scontrò con una cameriera. Il sorriso sul suo viso scomparve immediatamente e un’espressione di disgusto le balenò sul volto.
In meno di un secondo, le aveva dato uno schiaffo violento, mandandola a terra.
«Mi dispiace. Mi dispiace davvero. Ti prego, non uccidermi», disse la cameriera, mettendosi immediatamente in ginocchio e implorando pietà.
Clarissa fece un respiro profondo ed espirò.
«Sarò clemente con te solo per questa volta, disgustoso lupo», disse con tono beffardo, allontanandosi mentre continuava a trascinare Hazel con sé.
Hazel si voltò indietro e il suo sguardo si posò sulla cameriera che si stava asciugando le lacrime.
Anche la cameriera era un lupo, ma di un branco diverso. Apparteneva al branco dei lupi bianchi, un branco che avevano conquistato e sottomesso circa 24 anni prima.
Prima di 24 anni fa, il branco dei lupi bianchi e quello dei lupi neri erano stati in conflitto per un po’ di tempo; l’animosità aveva portato a una guerra che il branco dei lupi bianchi aveva perso.
I membri del branco dei lupi bianchi erano schiavi, servitori e domestiche dei membri del branco dei lupi neri. Erano addirittura inferiori agli omega del branco dei lupi neri.
Essere trattati come schiavi era la loro intera vita, ma Hazel trovava difficile trattarli in quel modo.
Non riusciva a capirlo, ma sapeva che anche quando aveva cercato di trattarli come spazzatura per integrarsi, non era mai riuscita a farlo.
Hazel e Clarissa finalmente raggiunsero il campo di addestramento e Clarissa assunse subito una posa da combattimento.
Hazel stava per fare lo stesso quando il suo telefono emise un bip, ricordandole che lo aveva ancora in tasca.
«Solo un minuto», mormorò a Clarissa, estraendo il telefono dalla tasca.
Era un messaggio da un contatto sconosciuto, ma Hazel lo aprì comunque.
«Ciao, bella testolina. Come stai?»
Rimase a bocca aperta. C’era solo una persona che la chiamava «bellezza».
Axel.
Capitolo 2: Il loro ultimo incontro
Gli occhi di Hazel erano fissi sul messaggio che aveva appena letto, non riusciva a distoglierne lo sguardo.
Perché all’improvviso le stava mandando un messaggio dopo sei anni?
«Caspita», mormorò ricordando ciò che Clarissa le aveva appena raccontato riguardo alla voce secondo cui lui volesse tornare.
«Che c’è che non va?», chiese Clarissa, notando l’espressione sul volto di Hazel.
«Niente», disse Hazel distogliendo lo sguardo dal telefono e rivolgendo un sorriso a Clarissa.
«Vado solo a posare il telefono», aggiunse, allontanandosi di qualche metro per appoggiarlo.
Stava per lasciar cadere il telefono quando un altro messaggio apparve sul suo schermo. Con un po’ di riluttanza, aprì di nuovo il messaggio.
«Come ti sembro adesso, bella?» recitava il messaggio, accompagnato da una sua foto.
Hazel deglutì mentre i suoi occhi rimanevano incollati alla sua foto. Era davvero diventato un uomo, non era più il giovane adulto che lei ricordava.









