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Scelta dal re alfa maledetto

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Anotación

«Nessuna donna esce viva dal suo letto.» «Ma io sopravviverò.» Lo sussurrai alla luna, alle catene, a me stessa… finché non ci credetti. Dicono che il Re Alfa Maximus sia un mostro: troppo grande, troppo brutale, troppo maledetto. Il suo letto è una condanna a morte, e nessuna donna ne è mai uscita viva. Allora perché ha scelto proprio me? L’omega grassa e indesiderata. Quella che il mio stesso branco ha offerto come spazzatura. Una notte con il Re spietato avrebbe dovuto porre fine alla mia vita. Invece, mi ha distrutta. Ora bramo l’uomo che prende senza pietà. Il suo tocco brucia. La sua voce comanda. Il suo corpo distrugge. E io continuo a tornare da lui per averne ancora. Ma Maximus non conosce l’amore. Non conosce le compagne. Lui prende. Lui possiede. E non resta mai. «Prima che la mia bestia mi divori completamente, ho bisogno di un figlio che salga al trono.» Peccato per lui… io non sono la ragazza debole e patetica che hanno scartato. Sono qualcosa di molto più pericoloso: l’unica donna in grado di spezzare la sua maledizione… o di distruggere il suo regno.

Capitolo: 1: CAPITOLO 1

Il punto di vista di EmiliaHo sempre saputo di essere odiata. Ho sempre saputo di non essere amata. Di non essere desiderata.Ma questo...Questo era qualcosa di completamente diverso.Me ne stavo lì, con le mani serrate lungo i fianchi, mentre mio padre, mia madre e mia sorella mi guardavano come se fossi spazzatura.Come se fossi nulla. Come se non stessero parlando della mia vita come se non significasse nulla.«Dovresti esserci grata», disse la voce di mio padre, strappandomi dai miei pensieri.Grata? Non potei fare a meno di sbuffare quando i miei occhi incontrarono i suoi.«Perché? Perché mi odiate così tanto?», sussurrai, con il petto stretto dal dolore.«Oh, per favore, smettila con questa sceneggiata, guardati allo specchio: ti vorresti bene se fossi al tuo posto?», chiese mia sorella Rosella, e mia madre ridacchiò come se fosse divertente.«Mi state mandando a morire e voi ridete?» chiesi, con il petto che ribolliva di rabbia.«Ti stiamo offrendo la redenzione dalla tua vita patetica; non hai fatto altro che disonorarci come famiglia. Stiamo solo facendo ciò che è meglio per la nostra famiglia», disse infine mia madre, guardandomi con disprezzo.Non c’era bisogno che lo dicesse esplicitamente, ma sapevo di non far parte di quella famiglia.«E io? Cosa c’è di meglio per me?», chiesi, e mio padre fece un passo minaccioso verso di me.«Bambina ingrata, dovresti essere felice che ti abbiamo tenuta in vita, chi ti dà il diritto di pensare di poterci mettere in discussione?!» tuonò mio padre con rabbia e questo fece scattare qualcosa dentro di me.«Sono tua figlia! Sono tua figlia, e non hai fatto altro che odiarmi per ventidue anni, cosa ti ho mai fatto?!» urlai con rabbia e non me lo aspettavo quando la sua mano mi colpì in pieno viso con uno schiaffo violento.«Come osi?! Come osi alzare la voce con me?!»Mi bruciavano gli occhi, le labbra mi tremavano, ma mi rifiutai di lasciar scendere le lacrime. Non avrei dato loro quella soddisfazione.«Ti sei mai guardata allo specchio? Sai quanto sei disgustosa e brutta?» mi disse con tono beffardo, e io non feci altro che restare lì in piedi a subire il suo insulto.«E dovevi proprio nascere dalla mia stirpe, cazzo, sai quanto sia imbarazzante?! E come se non bastasse questa umiliazione, non hai nemmeno un fottuto lupo!»Il cuore mi si strinse. Gli occhi mi bruciavano ancora di più, ma avrei preferito morire piuttosto che lasciare che le lacrime scendessero.«Papà, papà», disse mia sorella con quella voce fin troppo dolce che usava per ingannare tutti.«Non lasciarti turbare da lei, non ne vale la pena», disse mentre gli teneva la mano e lui sospirava guardandola come se la luna e le stelle ruotassero attorno a lei.Uno sguardo che non avrebbe mai rivolto a me. Mai.«Se solo tu fossi come tua sorella. Rosella ci rende orgogliosi. Non solo è bella, ma è anche forte e di talento, a differenza tua», disse mio padre allontanandosi da Rosella; lo sguardo di orgoglio che poco prima aveva rivolto a lei svanì in disgusto non appena i suoi occhi si posarono su di me.«Verrai mandata al palazzo del Re insieme alle altre omega e non c’è nulla che tu possa farci.»«Sai una cosa, Emilia? Dovresti essere felice. Potrai morire nel letto del re. Sempre che lui non ti uccida sul posto, perché è impossibile che il re Alfa voglia toccare una patetica fallita come te.»«Ve ne pentirete tutti», dissi stringendo forte i pugni, fino a farmi sanguinare le mani.«Cosa farai? Striscerai fuori dalla tomba per perseguitarci?», chiese Rosella, e tutte scoppiarono a ridere.E pensare che questa era la mia famiglia. Non mi hanno mai amata davvero.Mio padre diceva che ero una vergogna per la sua famiglia. Non avevo un lupo e non ero bella come Rosella.Così, come punizione, mi ha trasformata in un’omega. Immaginate la figlia di un alfa retrocessa a omega.Divenni invisibile. Trattata come spazzatura nel mio stesso branco. Insultata in tutti i modi.«Grassa».«Maiale bruttissimo».«Perdente patetica».A un certo punto ho cominciato a crederci.«Non morirò», dissi all’improvviso, dal nulla, e loro smisero di ridere e si voltarono tutti verso di me.«Sopravviverò», dissi con determinazione, ma mia sorella ridacchiò.«Oh, per favore, non l’hai sentito? Nessuna donna esce viva dal suo letto.»Eppure mi stavano offrendo proprio a lui.«Ma io sopravviverò», ripetei, con la determinazione che mi stringeva il petto come una catena.«Sei fuori di testa», disse mia sorella scuotendo la testa.«Vi pentirete tutti di quello che mi avete fatto. Ve la farò pagare. Ve lo prometto.»«Smettila con queste scenate e vai a mettere in valigia la spazzatura che hai, stasera te ne vai con gli altri», disse mia madre, come se fosse la cosa più naturale del mondo.Rosella sorrise beffarda guardandomi dritta negli occhi.«Morirai, Emilia, morirai.»

Capitolo: 2: CAPITOLO 2

Punto di vista di EmiliaLa porta si chiuse con uno sbattere alle mie spalle, a suggellare definitivamente il mio esilio.Rimasi lì nel corridoio, fissando con sguardo assente il pavimento di legno screpolato sotto i miei piedi. La guancia mi pulsava ancora per lo schiaffo di mio padre e avevo le dita appiccicose di sangue per aver stretto i pugni così forte.Ma quel dolore... non era nulla in confronto a ciò che sentivo nel petto.Tradimento. Solitudine. Una rabbia così acuta da minacciare di lacerarmi dall’interno.Ingoiai l’urlo che mi si era bloccato in gola e mi incamminai rigidamente verso la stanzetta fredda sul retro della casa. Un tempo era il ripostiglio, finché mia madre non decise che fosse il posto adatto per la vergogna della famiglia. Me.Spinsi la porta scricchiolante e rimasi sulla soglia, guardandomi intorno in quella patetica parvenza di stanza a cui ero stata ridotta. Un materasso sottile sul pavimento. Un comò rotto a cui mancava una gamba. Uno specchio incrinato.Mi a

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